Lande percorse. I figli del Toro

(2 recensioni dei clienti)

DIEGO ROMEO

Secondo capitolo della pluripremiata saga epic fantasy, Lande percorse.

Fantasy classico e steampunk, storia di minotauri, nani e navi volanti.

 13,90

Dettagli

Formato

Cartaceo

ISBN

978-88-99768-14-0

Numero di pagine

288

L'autore

Diego Romeo

Diego Romeo

Diego Romeo gestisce appalti pubblici presso l’università Roma Tre. Nel 1994 è entrato nella Comunità di Sant’Egidio, dove si occupa di arte e disabilità. È membro del circolo culturale IPLAC e segretario del premio letterario “Viva gli anziani!”, di cui ha curato la raccolta Parole sulla vecchiaia (La Stella cadente, 2015).
Con l’epopea fantasy Lande percorse (Astro edizioni), ha vinto vari premi letterari: “Alberoandronico” 2014 e 2015; Concorso “Voci” di Abano Terme 2014 e, nel 2015, il premio alla Cultura, sempre ad Abano Terme.
Di recente uscita, i racconti I nostri fratelli (L’Erudita edizioni, 2016) e il romanzo storico sul genocidio degli armeni, La melodia salvò il popolo (David & Matthaus, 2016).

L’eroe Hurik dovrà affrontare la più impegnativa e folle impresa della sua vita. Partirà alla volta del continente meridionale delle Lande percorse, alla ricerca di nuovi alleati nella Grande guerra. Ma il male è sempre in agguato e pronto a colpire con tutta la sua inesorabile crudeltà.

La casa degli elfi sarà messa a dura prova e vecchi re periranno nel tentativo di proteggere i loro cari, mentre il nuovo imperatore celeste sarà costretto a combattere. La battaglia imperversa ormai in tutto il continente. Ma forse, dal Mare astrale, giungerà una nuova speranza…

 

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2 recensioni per Lande percorse. I figli del Toro

  1. Marco Orlandi

    A Lucca ho avuto il piacere di rincontrare Diego Romeo nello stand dell’Astro Edizioni. Qui comprato gli ultimi due libri della saga che mi mancavano perché era veramente curioso di sapere come finisse. Non ho perso tempo e subito mi sono immerso nella lettura del secondo volume della saga dal titolo “I figli del Toro”.
    Devo dire che l’autore non mi ha minimamente deluso al contrario, ho percepito un notevole miglioramento, sia nella trama che nella scorrevolezza del testo. Nonostante non abbia abbandonato quel linguaggio epico (che a me personalmente fa impazzire perché dona quel gusto così classico all’opera) ha sicuramente snellito l’intera struttura narrativa.
    Bellissima la descrizione di Urim (e della sua società) e dei Minotauri.
    Insomma per me Romeo si riconferma uno dei migliori autori fantasy italiani del momento.
    Ora vi lascio perché devo rituffarmi nella lettura dell’ultimo volume della saga.

  2. Emanuele

    Che dire, in generale mi è piaciuto molto. Iniziando il primo capitolo sono rimasto veramente stupito: la prima parte narra la storia della creazione del mondo delle Lande Percorse, attraverso un leone che canta. Leggendo questo ho subito pensato ad Aslan del primo libro delle Cronache di Narnia, Il nipote del mago. Ho veramente apprezzato questa citazione, penso che ci stia benissimo anche in questo mondo.

    Leggendo il libro ho notato una maggiore attenzione alle parole: ne ho trovate tante in disuso che è stato necessario l’uso del vocabolario. In qualche modo l’autore oltre a narrare la storia delle Lande Percorse ci dona un importante regalo: riporta in vita molte parole, estende il nostro esiguo vocabolario. Tutto ciò, assieme a delle bellissime sequenze descrittive e narrative l’autore fa legare ancora di più il lettore con le vicende. C’è quindi stato un notevole miglioramento rispetto al primo libro; l’abbandono parziale dello stile epico lascia spazio ad una narrazione più concisa, che a me personalmente piace.

    La storia e l’intreccio sono veramente belli: sopratutto in questa fase critica di intermezzo, ogni decisione è fondamentale. I personaggi nel secondo libro sono ormai caratterizzati e definiti, compaiono però nuovi personaggi molto interessanti (come il re Kog dei minotauri o Belphegar). A proposito di quest’ultimo, mi ci sono affezionato assieme ad Abraxas: i loro modi così freddi e rigidi al dovere, la loro fedeltà a seguire il codice del cavaliere li rende personaggi molto interessanti, comincio già a fantasticare su loro nell’ultimo libro.

    Il male ed il bene sono due elementi che vengono assegnati chiaramente a due fazioni nei romanzi high fantasy; ovviamente ciò avviene nelle Lande Percorse, ma c’è un’aggiunta inaspettata: l’entrata di Urim pone una questione realistica: gli interessi economici, forse l’unico vero motore del mondo (sia del nostro che delle Lande). Assieme alla vicenda dei minotauri, si possono aprire diverse chiavi di interpretazione legate al mondo nostro: dalla discriminazione (la concezione delle creature sui minotauri) alla questione degli interessi.

    Pensavo che ci sarebbe stato un colpo di scena nella celebrazione funebre del re Hirien degli elfi, ed invece non è successo nulla. Secondo me questo può essere percepito come un punto debole, perché in un’unica occasione si poteva danneggiare seriamente l’Impero Celeste, colpendo le persone dal potere. Per quanto sia giusto il codice del cavaliere, questo evento denota una mancanza di realismo, ma in fondo non penso che sia un lato negativo.

    La parte che mi è piaciuta di meno sono le appendici, in particolar modo il continuo del codice del cavaliere. La lettura l’ho trovata molto complessa, anche se densa di significati e temi, alcuni dei quali non sono riuscito ancora a comprendere.

    Per concludere consiglio vivamente la lettura, ma assicuratevi prima di aver sotto mano anche il terzo libro, perché “I figli del Toro” termina lasciando alcuni eventi metà, in momenti di suspense, e la voglia ti leggere il seguito è veramente forte!

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